Ingresso: Individuale adulti: € 6 bambini 4-12 anni: € 5 bambini 0-3 anni: gratuito gruppi (1 gratuità ogni 25 paganti): € 5 scuole (min. 15 ragazzi, 2 accompagnatori gratuiti): € 3,50 tessera famigliare per n° 10 ingressi: € 30,00 socio “Amici del Castello D’Albertis”: € 3,50
Orario: Ottobre - marzo Martedì-domenica: 10-17 Aprile – settembre Martedì-venerdì: 10-18; sabato e domenica 10-20 Torna all'antico splendore Castello D’Albertis, il museo multietnico per eccellenza. Uno sguardo alla tradizione con la sensibilità di oggi.
Dopo un lunghissimo restauro cominciato nel 1992 ritorna a farsi ammirare, con un volto completamente nuovo, uno dei musei più singolari della città adesso ribattezzato Museo delle culture del mondo. L’edificio, costruito tra il 1886 e il 1892 su resti di rovine cinquecentesche, non passa certo inosservato, con torri, mura e merlature che svettano tra i grandi alberi del giardino del museo, in fondo a Corso Dogali. Il suo antico proprietario, Enrico Alberto D’Albertis, ha dedicato la sua vita alla raccolta di opere e testimonianze da tutto il mondo. Un’attività di viaggiatore, scrittore e avventuriero durata cinquant’anni che oggi si rivive nella grande quantità di reperti molto diversi esposti al museo.
I muri e le decorazioni della parte moderna del castello, quella di fine ottocento, sono stati oggetto di un imponente ristrutturazione, pur conservando il gusto del proprietario per il neogotico, l’esotismo ed il curioso collage di stili diversi. Ma è la parte più antica, quella dell’antico bastione che ha subito le modifiche più consistenti. Adesso le scure mura e le cantine di un tempo lasciano il posto a grandi spazi tra loro collegati, inondati dalla luce che arriva da ampi lucernai. Al centro dell’attenzione, in strutture e allestimenti molto diversi costruiti ad hoc, si trovano i reperti, scelti più per il valore storico e filosofico, più che per la quantità. Il quadro espositivo rimane comunque molto ampio. Nelle sale più recenti, alcune delle quali godono di una vista magnifica su tutta la città, si sprofonda nelle atmosfere di un tempo in stanze che ci parlano, oltre che con il materiale esibito, anche con gli arredi, i muri e le luci. Basta pensare al salotto turco, ricostruzione di una tenda orientale di secoli fa o alla sala colombiana. Negli spazi al piano inferiore si trovano invece manufatti, statue, vasi, monili, armi e decorazioni raccolte in Nuova Guinea, Polinesia e nelle Americhe, con il meglio del materiale delle culture indiane e precolombiane proveniente dalla vecchia collezione Lunardi di Villa Gruber. Ai reperti sono affiancati, oltre alle consuete didascalie, anche video, fotografie e postazioni multimediali con spiegazioni richiamabili a comando.
Un’importante contributo al museo è giunto dalla società Echoart che gestisce il Museo delle musiche dei popoli, anch’esso parte degli spazi espositivi, dove sono visibili strumenti musicali, alcuni dei quali davvero singolari, e dove è anche possibile ascoltare una selezione di brani etnici eseguiti con gli strumenti esposti. L’idea di Echoart, così come quelle dei curatori e della Società Amici del Museo D’Albertis è trasformare il museo in spazio vivo e pulsante, una sorta di laboratorio culturale che lo renda uno dei poli della città multietnica. A chiudere la visita, in completo accordo con questo spirito, un bookshop con testi fotografici e saggi di approfondimento ed una cafeteria. Quest’ultima tra qualche settimana comincerà ad offrire anche piatti e menù etnici.
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