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LA TORRE CIVICA

L'iniziativa che portò alla costruzione della torre che si innalza, nel cuore della città vecchia, a lato della Chiesa di Santo Stefano, sede originaria della cristianità in Rapallo, prende le mosse da una assemblea svoltasi il 5 gennaio 1473. Essa vide riuniti una trentina di esponenti delle più illustri ed influenti famiglie del nostro borgo, appartenenti alle diverse fazioni politiche, con lo scopo di gettare le basi di un'opera che fosse simbolo della recuperata volontà di pace e vincolo di proficua unione. II documento che ne ha tramandato il ricordo è un po' come l'atto di nascita della Torre Civica. L'adunanza avveniva in tempi di grave turbamento sociale, quando l'incapacità di darsi un governo saldo ed efficiente, la rivalità tra le famiglie più potenti, le sanguinose contese di parte, avevano determinato, ormai da dieci anni, il passaggio della Superba e dei suoi possedimenti sotto la signoria degli Sforza, duchi di Milano. Questa nuova dominazione straniera, resa più invisa dal malgoverno dispotico di Galeazzo Sforza, suscitava sussulti di opposizione e già si intravedevano le premesse dell'insurrezione popolare che Geronimo Gentile guiderà senza esito nel 1476 e delle altre rivolte che a questa seguiranno. Anche a Rapallo giungeva accentuato il riverbero di questo clima di discordie e non erano di conseguenza mancati gli scontri tra i seguaci degli Adorno, dei Fregoso, dei Fieschi, sicché la libertà comunale era gravemente minacciata. In tali dolorosi frangenti, una parola di pace ed un richiamo alla fede erano stati recati dal Padre Gio. Battista del Poggio, fondatore dell'ordine degli Eremitani, detti da lui "Battistini", che promuoverà la costruzione della chiesa e convento di Sant'Agostino. Le paterne esortazioni del buon frate agostiniano è da presumere che risuonassero ancora nelle orecchie di coloro che abbiamo visto portarsi nella sede civica la vigilia dell'Epifania del 1473 nel caldo clima natalizio invitante alla fraternità ed alla concordia. I nomi dei presenti all'incontro verranno trascritti sul "Libro Rosso" del nostro Comune unitamente alla decisione scaturita dall'incontro: "Omnes concordes nemine discrepantia deliberaverunt, statuerunt et ordinaverunt construendi facere campaninum Sancti Stephani". Dall'incontro sortì la designazione di quattro delegati a imporre un tributo a carico di tutti gli abitanti del borgo, senza distinzione di colore o di parte, ma solo secondo la loro "retta e pura coscienza". I quattro prescelti furono Francesco Della Torre, il medico Benedetto Canevale, Antonio Della Cella e Giovanni Bardi e la fiducia risultò ottimamente riposta poiché la fabbrica poté ben presto essere avviata. La torre fu realizzata in pietra viva, con massi squadrati, munita di campana e di orologio, e venne eretta a pochi passi della sede dalla podesteria (che diverrà poi la cosiddetta "corte" del Capitaneato) e dall'ospedale di Sant'Antonio, oggi Municipio, costruito nel 1451 al posto di quello di S. Cristoforo di Pozzarello, ormai inagibile. La si volle a fianco della chiesa di Santo Stefano, prevostura che aveva ancora cura d'anime ed importanza inferiore soltanto alla parrocchiale, quasi a confermare l'aspirazione anche religiosa che ne stava all'origine e forse anche perché questo vetusto tempio non possedeva un proprio campanile. La costruzione, di non eccessiva altezza, venne pertanto ad aggiungersi agli altri edifici che con la loro presenza indicano ancor oggi come quest'area sia stata sempre il centro propulsore della vita rapallese. Le premesse pacifiche ed i buoni propositi di cui la torre doveva essere simbolo evidente, col trascorrere degli anni dovettero però affievolirsi, se il Doge genovese, in una lettera del 4 luglio 1530, si lamentava col podestà rapallese che i contrasti tra le fazioni degli Adorno e dei Fregoso degenerassero ormai al punto che la campana della Torre suonava invitando alla preghiera soltanto in caso di morte d'un appartenente ad una delle due parti, restando invece muta per quelli dell'avverso partito. Nel 1581 si procedette ad una sopraelevazione del campanile mediante l'innalzamento di un pinnacolo col terrazzo in marmo e fastigio e si sistemò un nuova campana da utilizzarsi anche per il suono delle ore. Ne fa fede la piccola lapide posta sopra la porticina d'accesso alla torre che dice, nell'iscrizione in latino, che la campana pesava "otto cantara e 22 rotoli" e che era stata trasportata dalla Fiandra per metà a spese della comunità del borgo e per l'altra metà dei quartieri di Borzoli e Amandolesi, essendo reggitori di Rapallo Filippo Merello e Abramo Costa. L'orologio pubblico ricevette sempre cure particolari. Un registro di caratate del 1531 annota una spesa di lire dodici annue a carico della comunità per il "relorio". Il 30 luglio 1692, poi, maestro Gio Battista Canevaro ne assunse la manutenzione per lire 40 annue impegnandosi a sue spese a fornire "tutti li ferramenti, attrezzi e corde che saranno necessari". L'incombenza passerà nel 1697 a Pier Paolo Canevaro e l'11 giugno 1717 la vediamo assegnata ad Antonio Dalera che s'impegna, oltre alla custodia dell'orologio, anche per il suono della campana "in tempo di funzioni". Nel 1640 la campana della Torre venne rifusa a spese della comunità e dei quartieri di Borzoli ed Amandolesi mentre il bronzo venne fregiato degli stemmi cittadini. È questa la campana tuttora esistente e che, sino a poco tempo addietro, fedele ad una tradizione antica, suonava a distesa ogniqualvolta si riuniva il consiglio cittadino. Nel 1873 la Torre venne colpita da un fulmine, che dovette causare qualche danno, poiché si procedette subito dopo a restauri e modifiche. Fu eliminato il quadrilatero con contorno di colonnine marmoree che stava, come terrazzino, attorno alla cupoletta barocca alla sommità e l'orologio, che sino allora era sistemato più in basso sotto le finestre, venne spostato con i suoi quattro quadranti rivolti ai diversi punti cardinali, sulla parte terminale della costruzione, sì da renderlo visibile al di sopra delle case circostanti. Nel 1910 la Torre, comunemente chiamata "campanone del Comune", venne dichiarata monumento nazionale. Nell'ultimo conflitto mondiale sulla sua cima venne sistemata la sirena che preannunciò con i suoi laceranti richiami gli allarmi per le innumerevoli incursioni aeree. Lavori di restauro vennero attuati nel dopoguerra sia alla torre, sia all'attigua chiesa di Santo Stefano: la base della costruzione è stata consolidata con iniezioni di cemento al fine di garantire maggiore stabilità alla mole, che resta il simbolo del libero Comune rapallese. Sono terminati nel mese di Luglio 2002 i lavori di manutenzione esterna ed interna della torre e le foto quì presentate sono state realizzate il 16/07/2002.


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Ultimo aggiornamento: 23-06-2010 00:06:58