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Vesima, confine occidentale del comune di Genova, nei vecchi documenti è detta anche "Vexema", "Vesema", "Vesulla", "Vexima", "Vesma", "Mesma", "Mexema"; questo si può trovare dagli atti notarili o dai trascrittori e dalle varianti linguistiche. Nella zona vi sono ruscelli a carattere torrentizio: il Vesima e il Lupara, quest'ultimo segna il confine tra Genova e Arenzano. Nei pressi del rio Lavandé si ergeva una torre di avvistamento dei saraceni. Una diceria popolare racconta che nelle sue fondamenta fu trovato un tesoro; fu demolita per ragioni belliche nel 1915. Anticamente le acque del torrente Vesima venivano utilizzate per far funzionare le pale di un vecchio mulino e di un frantoio per le olive. Una antica attività locale è segnalata nella raccolta dei ciotoli levigati che servivano come zavorra alle navi ed ai giardinieri per ornare viali e sagrati di ville e conventi. Vi erano cave di pietra, nel 1669 si estraevano massi per la costruzione del porto di Genova e delle chiese voltresi. La zona un pò fuori mano e con la spiaggia si prestava molto al contrabbando e non c'era famiglia che non lo praticasse. La chiesa di Vesima oltre a varie antichità, tra cui una rarissima acquasantiera bizantina, un affresco del voltrese Antonio Benvenuto del 1937 raffigurante S. Pietro, vantava un polittico di Nicolò da Voltri rappresentante un S. Pietro in trono tra S. Paolo e S. Andrea, ora in possesso di privati. Una leggenda tramandata oralmente racconta che nei secoli scorsi ci fu a vesima una razzia di pirati saraceni e le donne si salvarono chiudendosi nella chiesa. Attualmente è sovrastata dall'autostrada Genova - Savona con il suo ponte ad un solo arco sul rio Lupara che è indicato come il più lungo d'Europa (m. 224 di lunghezza e m. 70 di altezza).
Tratto da: Le vie di Voltri - Storia, Ricordi, Aneddoti ed Immagini C. Mongiardino, G. Bruzzone, A. Nesta
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